giovedì 26 luglio 2012

AssociAzionismo -"La forza della collaborazione"

Cari navigatori, vi propongo un mio discorso riadattato in chiave territoriale più estesa (sviluppo turistico della Sardegna) letto in occasione di un bellissimo convegno organizzato dall'Associazione Salute e Ambiente "ARIA NOA).

Il ruolo dell'associazionismo nello sviluppo della nostra terra. Un associazionismo inteso in tutte le sue forme.
Manifesto Convegno- Grafica e stampa CineFotoArtistica Mullano (Sarroch)
Incipit....

Spesso non ci accorgiamo dell’importanza delle Associazioni, le quali promuovono tante attività gratuite nei territori in cui operano. Essere un’associazione significa soprattutto offrire un servizio alla collettività.

Prima di addentrarmi nel discorso vi propongo una definizione sociologica di Società civile e Associazionismo.
Tutte le organizzazioni che lavorano assiduamente in favore di un cambiamento politico e sociale possono essere considerate parti influenti della società civile. Il ruolo specifico di questi organismi, nelle democrazie moderne, è connesso con il diritto fondamentale dei cittadini di formare associazioni per perseguire finalità comuni, dimostrandosi le principali strutture della società al di fuori degli organi governativi e della pubblica amministrazione. Dunque, con il termine di società civile, si designa l’insieme di organizzazioni e associazioni che non fanno parte del mondo governativo, ma rappresentano il mondo del lavoro, i gruppi che condividono un medesimo interesse o determinati settori della società. Le persone si organizzano per vari scopi, per cui possono costituire organizzazioni ambientali o per la difesa dei diritti dell’uomo, come possono essere società civile i club e altre forme di associazionismo con fini di svago.
Questa è una delle tante definizioni che la Sociologia ci da sulla Società civile e su come essa si organizzano al suo interno.

Perché quindi collaborare?

Questa domanda sembra avere una facile risposta e qui ora potrei elencarne davvero tantissime: per il piacere di condividere una propria passione con altri individui, per trascorrere il proprio tempo libero, per condividere un ideale, condurre una battaglia sociale, politica, o più semplicemente per ritrovarsi in una serata d’estate a far un torneo di calcetto per la festa del Patrono.
Vi sono persone che scelgono di collaborare, fondando un’impresa collettiva, una cooperativa, un’associazione. Vi sono altre persone che si ritrovano casualmente nello stesso luogo e nello stesso momento per protesta, per speranza, per lottare: è il caso di un corteo di lavoratori che chiede a gran voce il rispetto dei propri diritti o la curva nord degli Sconvolts la domenica al Sant’Elia.
Gli esempi sono innumerevoli e il fenomeno associativo è parte della natura umana, anche ora che l’individuo è sempre più autonomo, ma al tempo stesso sempre più dipendente dalla società.
In Sardegna si contano un gran numero di Associazioni e il fenomeno non sembra in calo. Nonostante ciò manca un elemento fondamentale: la coesione. La coesione non all’interno di una singola associazione ma tra associazioni. Non esiste un sistema di cooperazione e i micro-mondi associativi perseguono la propria finalità quasi come individui privati.

Allora mi pongo un’altra domanda: perché collaborare se spesso non si riesce o non si vuole collaborare appieno?

La visione cooperativa è abbastanza distorta. All’interno di un’associazione si crea, si lavora, si spende del tempo per il raggiungimento dei fini prefissati. Ma anche l’associazione non può fare tutto da sola, e questo perché  l’ associazione fornisce servizi ma è anche al servizio della collettività e senza la collettività non avrebbero successo le sue iniziative.
Vi è però una speranza comune: Crescere!
E la Sardegna desidera crescere? SI! Lo desidera eccome. Vuole crescere nello sport, nei vari settori produttivi, dall’agricoltura alle piccole-medie imprese, al settore del turismo e dei servizi.
Io credo fortemente che in particolare sia il settore turistico il futuro di questa nostra isola! In tanti non ne sono convinti e storcono la bocca: denunciano il caro prezzi delle  strutture ricettive, l'assenza di un punto di informazione turistica in molti paesi, uffici del turismo con poco slancio, numerosi siti storici non accessibili, non valorizzati e nemmeno riportati alla luce, servizi insufficienti.
Indubbiamente questi sembrano a prima vista punti critici, ma ad uno sguardo più attento, non lo sono per nulla! Possono essere considerati come indicatori della situazione turistica attuale della Sardegna.
Molti invece affermano che siamo già un’isola pienamente turistica. Ma a questo punto storco io la bocca: vivere di turismo tre mesi l’anno non è economicamente sostenibile.
L'analisi turistica non è catastrofica ma come si canticchia in una famosa canzone: si può dare di più, perchè é dentro di noi!
In che fase di crescita turistica si trova la nostra isola?
Scendiamo più nei dettagli tecnici.
Secondo il modello evolutivo di una destinazione turistica vengono individuati sette momenti o fasi:
Fase esplorativa: il movimento turistico nasce da un numero modesto di turisti, una sorta di “pionieri”, che scoprono la località. A questo livello manca qualsiasi forma di organizzazione dell’offerta, eccezion fatta per qualche spontanea iniziativa che offre i servizi di base per i visitatori. L’impatto del turismo è, in questa fase, praticamente irrilevante.
Fase del coinvolgimento: la popolazione locale intravede le potenzialità economiche dell’attività turistica e predispone le prime forme di organizzazione dell’offerta: promuove la località tentando di incrementare i flussi. Durante questa fase si delinea una prima area di mercato ed un principio di stagionalità.
Fase dello sviluppo: questa è una fase cruciale che segna il futuro turistico di una località.
Il settore pubblico interviene incisivamente creando le infrastrutture basilari per l’accessibilità del luogo; nel frattempo aumentano le attività promozionali che ricercano un’eco a scala sempre più ampia. Il numero dei visitatori in alta stagione  raggiunge alti livelli tanto da superare il numero dei residenti. Anche dal punto di vista occupazionale si registrano importanti cambiamenti: non essendo più sufficiente la forza lavoro locale, si rilevano movimenti migratori e pendolari da tutta la regione circostante. A questo livello l’impatto sul territorio inizia a farsi sempre più pesante.
Fase del consolidamento:  si ha ancora una crescita della presenza, ma a un tasso decrescente.
La Località rimane comunque una delle destinazioni principali dei flussi turistici. E’ una localizzazione privilegiata delle grandi catene alberghiere e si identifica come un’area consolidata di business turistico.
Fase della stagnazione: è raggiunta con il massimo delle presenze turistiche e da questo momento in poi la destinazione diviene non più appetibile turisticamente.
Fase del declino: la destinazione perde competitività rispetto a nuove aree, il livello di offerta turistica si abbassa drasticamente, gli arrivi diminuiscono sensibilmente. Si assiste ad una mutazione morfologica con riconversioni immobiliari di molte strutture precedentemente destinate alla ricettività turistica, fino all’uscita definitiva della destinazione dal mercato turistico. A questo punto molto probabilmente le amministrazioni locali cercheranno di rinverdire l’immagine della località con una serie di incentivi che danno vita ad una nuova fase.
Fase del ringiovanimento: si tenterà in questa fase di recuperare l’aspetto turistico della località affiancando alle tradizionali, nuove attrattive complementari di natura artificiale: parchi giochi, campi da golf; oppure si potrà tentare di valorizzare risorse fino a quel momento trascurate.

Personalmente credo che noi ci troviamo nella fase dello sviluppo.
Dobbiamo sfruttare le tante occasioni imprenditoriali che vengono offerte grazie ai progetti regionali d’impresa. Facciamo fluire la nostra inventiva e lasciamo che le tante professionalità formate nell'isola occupino un posto attivo, e non solo nelle sale dei ristoranti! Dove il lavoro scarseggia occorre crearselo da se. Dove la storia e la cultura abbondano può fiorire una nuova e prospera realtà.
 
Sarebbe produttivo che le Associazioni di qualsiasi paese, collaborassero tra loro, dialogassero, si ascoltassero.
Non ha davvero alcun senso lavorare da solisti, perché il territorio cresce se si agisce come un sistema integrato.
Quanti di voi hanno una macchina? Credo più o meno tutti. E ci tenete che la vostra macchina funzioni giusto? E se un giorno il motore litigasse con lo sterzo? E se i freni decidessero di gareggiare con l’acceleratore? E se i pneumatici andassero ognuno in direzioni opposte? Direi che la vostra macchina resterebbe ferma, parcheggiata nel garage, e pur essendo fondamentale per la vostra vita quotidiana non la potreste nemmeno accendere.
E quanto credete nelle potenzialità della vostra isola? Se voi andate in direzioni opposte lei non cresce.  Se provate a gareggiare tra voi vi ritroverete a raccogliere le briciole.
Morale della favola? Incontratevi, non gareggiate, andate avanti, per la Sardegna e per dare a voi stessi un’alternativa economica concreta  per il presente!

Un saluto a tutti e buon bloggerViaggio